Testo
Un compagno dice: “Ho misurato la densità dell’olio una volta sola e ho trovato 0,92 g/cm³. È un risultato scientifico”. (a) Cosa manca al suo lavoro perché sia davvero scientifico? (b) Elenca tre cose da specificare per permettere ad altri di riprodurre la misura. (c) Perché una misura non riproducibile non ha valore scientifico, anche se fosse l’unica vera?
Soluzione
(a) Cosa manca. Una singola misura non basta per un risultato scientifico. Mancano almeno tre elementi:
- le ripetizioni della misura: con una sola prova non si può stimare quanto il risultato sia stabile;
- la stima dell’incertezza: scrivere g/cm³ senza un non dice quanto sia affidabile la cifra;
- la descrizione di strumenti e procedura: senza sapere come si è misurato, il numero non è controllabile da altri.
Un risultato scientifico ben posto ha la forma , ottenuto da più prove e con procedura documentata.
(b) Tre cose da specificare per riprodurre la misura.
- La temperatura dell’olio, perché la densità dei liquidi dipende sensibilmente dalla temperatura.
- Gli strumenti usati e la loro sensibilità: bilancia (portata e risoluzione) e cilindro graduato (volume minimo leggibile).
- Il protocollo di misura: come sono stati determinati massa e volume (tara del recipiente, livello di lettura del menisco, numero di prove).
(c) Perché la riproducibilità è essenziale. La scienza si fonda sull’intersoggettività: un risultato ha valore solo se altri, seguendo la stessa procedura, possono ottenerlo di nuovo. Una misura non riproducibile non è verificabile né falsificabile: non esiste un modo per controllarla in modo indipendente, quindi non può entrare nel patrimonio condiviso della conoscenza. Anche se per ipotesi fosse “l’unica vera”, senza riproducibilità resterebbe una convinzione privata, indistinguibile da un errore o da un caso fortunato, e quindi priva di valore scientifico.
Collegamenti
Argomenti: Metodo sperimentale Concetti: Cifre significative e incertezza