Il pianeta su cui viviamo ha sempre avuto radioattività propria, ereditata dall’esplosione delle stelle che hanno forgiato gli elementi pesanti prima della formazione del sistema solare. Gli isotopi radioattivi a vita lunghissima — soprattutto uranio e torio — sopravvivono ancora oggi nelle rocce, miliardi di anni dopo, e continuano a decadere.
Questi nuclei pesanti non raggiungono la stabilità con un solo decadimento, ma attraverso lunghe catene radioattive: una successione di decadimenti e che, passo dopo passo, li trasforma in nuclei via via più leggeri. Le tre catene principali sono quella dell’uranio-radio, quella del torio e quella dell’attinio; tutte e tre terminano in isotopi stabili del piombo, il capolinea comune dove i decadimenti si arrestano.
È a queste catene che si deve buona parte del fondo naturale di radioattività: il radon, per esempio, è un gas radioattivo che si forma come anello intermedio della catena dell’uranio presente nel sottosuolo, e può accumularsi negli edifici. Il fondo naturale non è un’anomalia, ma la condizione ordinaria in cui la vita sulla Terra si è evoluta.
Collegamenti
Argomenti: Fisica nucleare Concetti: Decadimento radioattivo
Esercizi collegati: Esercizio svolto — decadimento del radon in cantina · Dalla legge fenomenologica all’esponenziale · Vita media di un campione misto