Scrivere s=s0+vts = s_0 + v\,t sembra un gesto innocente. In realtà nasconde una scelta decisiva: quando comincia "tt"? Abbiamo fissato un istante zero, un’origine dei tempi, e un punto zero, un’origine degli spazi, e solo rispetto a essi misuriamo le posizioni.

La stessa realtà fisica — una macchina che corre per 3030 secondi — può essere scritta in mille modi diversi a seconda di dove abbiamo piantato i due paletti. Se sposto l’origine degli spazi, cambiano tutti i valori di ss; se sposto l’origine dei tempi, cambiano tutti i valori di tt. Eppure il moto, quello vero, è sempre lo stesso: la macchina non sa dove abbiamo messo lo zero.

Questo semplice fatto contiene già il seme del principio di relatività: le leggi della fisica devono avere la stessa forma qualunque sia il paletto che abbiamo scelto, purché sia un sistema di riferimento inerziale. La libertà di scegliere l’origine non è un difetto della descrizione, ma un indizio di una simmetria profonda della natura.

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Argomenti: Cinematica Concetti: Moto uniformemente accelerato

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