Come il peso, anche la forza elastica di una molla possiede un’energia potenziale associata. Quando comprimiamo o allunghiamo una molla, il lavoro che spendiamo per deformarla non svanisce: viene immagazzinato nella molla come energia potenziale elastica, pronto a essere restituito quando la molla torna verso la sua lunghezza di riposo.
Principio — Energia potenziale elastica
dove è la costante elastica e la lunghezza a riposo della molla.
L’intuizione dietro la formula è illuminante. La grandezza che conta non è la lunghezza della molla in sé, ma la sua deformazione , cioè di quanto si discosta dalla lunghezza di riposo . A riposo () la deformazione è nulla e l’energia elastica è zero: la molla non ha nulla da restituire. Man mano che la comprimiamo o la allunghiamo, l’energia cresce.
Due dettagli meritano attenzione. Primo, la deformazione compare al quadrato: comprimere o allungare della stessa quantità immagazzina la stessa energia (il segno di è irrilevante), e raddoppiare la deformazione quadruplica l’energia. Secondo, la costante elastica misura la “durezza” della molla: a parità di deformazione, una molla più rigida (K grande) immagazzina più energia. È lo stesso che compare nella legge di Hooke per la forza, e non è un caso: l’energia elastica è precisamente il lavoro accumulato deformando la molla contro quella forza.
Collegamenti
Argomenti: Lavoro ed energia Concetti: Energia potenziale elastica · Forza elastica e legge di Hooke Oggetti: Molla
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