Chiudiamo con una sorpresa che collega la relatività all’elettromagnetismo in modo elegante e quasi elementare. Un solenoide di spire e lunghezza , percorso da corrente , produce al suo interno un campo magnetico
misurato nel suo sistema di riferimento proprio, SRB. Ora consideriamo un osservatore SRA che vede il solenoide muoversi a velocità lungo il proprio asse. Per la contrazione delle lunghezze, nel SRA il solenoide è più corto:
Il punto cruciale è che il numero di spire resta invariante: è un conteggio oggettivo, perché gli atomi del filo sono gli stessi in ogni sistema di riferimento e nessuna spira può apparire o sparire cambiando osservatore. Ma se resta fisso mentre la lunghezza si contrae di un fattore , allora nel SRA la densità di spire è più grande dello stesso fattore. Il campo cresce di conseguenza:
Il campo magnetico è dunque più intenso proprio perché le spire, contratte, sono state stipate più vicine tra loro. Questo è un modo particolarmente pulito di dimostrare che e “si mescolano” sotto le trasformazioni di Lorentz: il concetto stesso di “campo magnetico puro” è relativo al sistema di riferimento, e lo stesso filo, guardato da un altro SR, produce un campo diverso. Einstein usò proprio questo tipo di argomento — geometrico, senza mai invocare il formalismo dei tensori — per convincersi che elettromagnetismo e relatività fossero inseparabili, due facce di una stessa struttura.
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Argomenti: Relatività ristretta Concetti: Contrazione delle lunghezze Oggetti: Solenoide
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