La formula dei livelli e la regola di assorbimento selettivo sono belle, ma come si misura direttamente che gli atomi accettano energia solo a “gradini”? La risposta arrivò nel 1914 da James Franck e Gustav Hertz, con un esperimento apparentemente banale — un tubo a vuoto pieno di vapore di mercurio — che produsse la prima prova diretta e non ottica della quantizzazione dei livelli atomici. I due vinsero il Nobel nel 1925.
L’apparato. Dentro un tubo di vetro si trovano, in sequenza:
- un catodo riscaldato, che emette elettroni per effetto termoionico;
- una griglia (anodo acceleratore) vicina al catodo, tenuta a una tensione variabile rispetto al catodo;
- un collettore (placca) oltre la griglia, tenuto a una piccola tensione frenante (circa V) rispetto alla griglia;
- vapore di mercurio a bassa pressione, che riempie tutto il tubo.
Gli elettroni emessi dal catodo vengono accelerati dalla tensione , attraversano il vapore di mercurio, superano la griglia e arrivano al collettore — ma per arrivarci devono conservare abbastanza energia cinetica da vincere la barriera frenante . La corrente misurata sul collettore è quindi una spia dell’energia cinetica degli elettroni alla griglia.
Schema dell’apparato di Franck-Hertz: il catodo emette elettroni, la tensione li accelera verso la griglia attraverso il vapore di mercurio, e solo quelli ancora abbastanza energici superano la barriera frenante e raggiungono il collettore, dove un amperometro misura la corrente .
L’osservazione chiave. Aumentando lentamente la tensione acceleratrice , la corrente non cresce in modo monotono. Cresce, poi crolla bruscamente a V, poi ricresce, poi ricrolla a V, poi ancora a V, e così via. Massimi e minimi si susseguono con passo regolare di V.
Corrente al collettore in funzione della tensione acceleratrice : una successione di massimi e crolli regolari, spaziati di V. Ogni crollo segnala che gli elettroni hanno appena raggiunto l’energia per eccitare un atomo di mercurio.
Interpretazione. Finché l’energia cinetica dell’elettrone è minore di eV, gli atomi di Hg non possono essere eccitati (il loro primo livello eccitato sta eV sopra il fondamentale): gli urti elettrone–atomo sono elastici, gli elettroni attraversano il vapore quasi senza perdere energia e la corrente cresce normalmente. Quando però supera V, ogni elettrone che ha raggiunto esattamente quell’energia può cederla tutta in un colpo per far saltare un atomo di Hg al primo livello eccitato (urto anelastico): perde eV e resta quasi fermo. Così non riesce più a vincere la barriera e la corrente cala. Aumentando ancora , gli elettroni riaccelerano dopo l’urto e tornano a raggiungere il collettore; ma a V possono fare due urti anelastici, a V tre, e così via — ecco i crolli periodici.
Principio — Il significato del risultato
Gli atomi non possono assorbire una quantità arbitraria di energia: la accettano solo a “tacche” predeterminate, di eV nel caso del mercurio. È la quantizzazione dei livelli energetici misurata direttamente, senza guardare la luce emessa e senza spettroscopia: un semplice amperometro che oscilla è già la prova che la natura, a quella scala, conta a passi discreti.
Collegamenti
Argomenti: Fisica quantistica Concetti: Modello di Bohr · Energia cinetica · Urto elastico · Urto anelastico
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