Come distinguere, in laboratorio, un mondo con “etichette nascoste” da un mondo davvero quantistico? Nel 1964 John Bell scrisse una disuguaglianza che ogni teoria a variabili nascoste locali deve soddisfare. La meccanica quantistica, invece, predice di violarla — e la differenza è misurabile.

Per un sistema entangled a due fotoni, con il polarizzatore orientato su tre angoli 0, θ, 2θ0,\ \theta,\ 2\theta, una previsione classica basata su variabili nascoste locali impone alle correlazioni un tetto: variabili nascoste locali:S2,\text{variabili nascoste locali:} \quad S \leq 2, mentre la meccanica quantistica predice un valore più alto: meccanica quantistica:S=222,83.\text{meccanica quantistica:} \quad S = 2\sqrt{2} \approx 2{,}83.

Gli esperimenti reali — Aspect 1982, Hensen 2015 — misurano il valore quantistico con elevatissima precisione: la natura viola la disuguaglianza di Bell. Il “realismo locale” classico, per quanto intuitivo, è semplicemente falso; l’entanglement è un fenomeno reale (Kumar 2010).

Le applicazioni dell'entanglement

Dagli anni ‘90 l’entanglement è uscito dai dibattiti filosofici per diventare la risorsa di una nuova generazione di tecnologie:

  • Crittografia quantistica: protocolli come BB84 (1984) usano fotoni entangled per generare chiavi intrinsecamente sicure — qualsiasi intercettazione disturba lo stato in modo rivelabile.
  • Calcolo quantistico: i qubit entangled permettono operazioni in sovrapposizione che superano esponenzialmente i computer classici per alcuni problemi (fattorizzazione di Shor, ricerca di Grover, simulazione di sistemi quantistici).
  • Teletrasporto quantistico: trasferire lo stato di un fotone da Alice a Bob distrugge l’originale e ricostruisce uno stato identico nel ricevitore. È già stato realizzato su distanze intercontinentali via satellite (Micius, Cina, 2017).

Collegamenti

Argomenti: Fisica quantistica Concetti: Entanglement

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