A fine Ottocento la fisica classica sembrava sul punto di completarsi. Kelvin, in un celebre discorso del 1900, parlava di “due nuvolette” all’orizzonte: il problema dell’etere e quello del corpo nero. Due dettagli, apparentemente, in un cielo sereno. Quelle due nuvolette hanno prodotto, nel giro di venticinque anni, la relatività e la meccanica quantistica: due teorie che hanno riscritto da capo la nostra idea di spazio, tempo, materia e causa.

La quantistica, in particolare, non è una semplice “correzione” della meccanica classica per i sistemi piccoli. È una revisione radicale del concetto stesso di “proprietà di un oggetto fisico”. Prima di una misura, un elettrone non ha una posizione definita — così come un dado che gira in aria non ha un numero mostrato. Il risultato emerge solo al momento dell’interazione con il rivelatore.

Questa è la sfida concettuale più profonda che la fisica abbia mai lanciato al senso comune. E, a oggi, non ha ancora trovato un accordo interpretativo unanime tra i fisici (Kumar 2010, Gamow 1968, Rovelli 2014).

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Argomenti: Fisica quantistica Competenze: Analisi di casi limite e fantafisica

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