L’energia immagazzinata in un condensatore vale sempre

U=12CV2=Q22CU = \tfrac12 C V^2 = \frac{Q^2}{2C}

Ma cosa succede all’energia quando inseriamo un dielettrico dipende in modo cruciale dal come stiamo facendo l’esperimento — cioè se la batteria è ancora collegata oppure no. Le due situazioni portano a conclusioni opposte, ed è un ottimo banco di prova per capire davvero le formule.

Note

Carica costante (batteria scollegata). Inserendo il dielettrico CC aumenta di un fattore εr\varepsilon_r; ma QQ è fissato (nessun filo per farla entrare o uscire), quindi V=Q/CV = Q/C cala di εr\varepsilon_r. L’energia U=Q2/(2C)U = Q^2/(2C) diminuisce di εr\varepsilon_r. Dove va l’energia mancante? È il lavoro fatto dal dielettrico, letteralmente “risucchiato” dentro al condensatore dalle forze elettrostatiche: esiste un’attrazione netta che cattura la lastra parzialmente inserita.

Note

Tensione costante (batteria collegata). Ora VV è fissato dalla batteria; CC cresce di εr\varepsilon_r e quindi Q=CVQ = CV aumenta di εr\varepsilon_r — la batteria fornisce carica aggiuntiva. L’energia U=12CV2U = \tfrac12 C V^2 aumenta di εr\varepsilon_r. La batteria compie in realtà il doppio del lavoro: metà finisce nel condensatore, metà in lavoro meccanico sul dielettrico e in dissipazione nei fili.

Principio — Sintesi

Stesso pezzo di dielettrico, due situazioni opposte: con QQ costante l’energia cala, con VV costante l’energia cresce. Il “trucco” della batteria che fornisce o assorbe carica fa tutta la differenza.

Esempio — Condensatore parzialmente riempito

Un condensatore piano ha armature di area A=100  cm2=102  m2A = 100\;\text{cm}^2 = 10^{-2}\;\text{m}^2 separate da D=1,0D = 1{,}0 mm. Metà dello spessore è occupato da un dielettrico con εr=4\varepsilon_r = 4 (per esempio mica), l’altra metà è aria. Calcola la capacità totale.

La struttura equivale a due condensatori in serie, uno di spessore D/2D/2 con εr=1\varepsilon_r = 1 e uno di spessore D/2D/2 con εr=4\varepsilon_r = 4: C1=ε0AD/2=2C0,C2=4ε0AD/2=8C0C_1 = \frac{\varepsilon_0 A}{D/2} = 2C_0, \qquad C_2 = \frac{4\varepsilon_0 A}{D/2} = 8C_0 con C0=ε0A/D8,85  pFC_0 = \varepsilon_0 A / D \approx 8{,}85\;\text{pF}. In serie: Ctot=C1C2C1+C2=16C010=1,6C014,2  pFC_\text{tot} = \frac{C_1 C_2}{C_1 + C_2} = \frac{16 C_0}{10} = 1{,}6\,C_0 \approx 14{,}2\;\text{pF} Confronto: un solo dielettrico con εr=4\varepsilon_r = 4 che riempisse tutto lo spazio avrebbe dato 4C035,44 C_0 \approx 35{,}4 pF. Il fatto che metà sia ancora aria penalizza pesantemente la capacità: nella serie è la regione a εr\varepsilon_r basso a dominare il risultato.

Curiosità — Rigidità dielettrica e voltaggio massimo

Sotto un campo abbastanza intenso (la rigidità dielettrica) qualsiasi dielettrico “cede”: gli elettroni vengono strappati ai nuclei e il materiale diventa conduttore — un fulmine in scala da laboratorio. Per l’aria la rigidità è 3\sim 3 MV/m; per la mica 100\sim 100 MV/m. È il motivo per cui un condensatore reale ha sempre due specifiche: capacità e tensione massima. Superare la seconda significa distruggerlo.

Collegamenti

Argomenti: Campo elettrico e potenziale Concetti: Capacità e condensatore · Dielettrici e polarizzazione · Densità di energia del campo

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