Immaginiamo un circuito semplice: pila, filo, resistore. Una carica positiva +q+q parte dal morsetto ++, attraversa il resistore perdendo energia qVqV (dissipata in calore), arriva al morsetto - a potenziale più basso, poi entra nella pila e deve tornare al morsetto ++.

Il punto delicato è proprio quest’ultimo tratto. Dentro la pila la carica si sta muovendo contro il campo elettrico interno: il solo campo elettrostatico la respingerebbe indietro, verso il morsetto -. Qualcosa, dentro la pila, deve fare lavoro positivo su di lei per riportarla al polo positivo.

Principio — Serve una forza non elettrostatica

Per mantenere la corrente, dentro il generatore le cariche positive devono risalire il potenziale, cioè muoversi contro il campo elettrostatico. Solo una forza non elettrostatica può compiere il lavoro positivo necessario.

Questa “qualcosa” è una forza non elettrostatica, la cui origine cambia col tipo di generatore:

  • chimica in una pila;
  • meccanica in un generatore a dinamo;
  • termica in una termopila;
  • luminosa in una cella fotovoltaica.

L’effetto, quale che sia l’origine, è lo stesso: spingere le cariche positive verso il morsetto ++, compensando la “caduta” elettrostatica interna. È questa forza che tiene in vita la differenza di potenziale ai morsetti e quindi la corrente nel circuito esterno.

Collegamenti

Argomenti: Circuiti elettrici Concetti: Forza elettromotrice

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