L’esperimento di Michelson-Morley aveva lasciato in piedi una sola via d’uscita, la più radicale: rinunciare alle trasformazioni di Galileo. Nel 1905 Einstein tagliò il nodo gordiano non con un’ipotesi ad hoc sull’etere, ma con due postulati semplici e generalissimi, elevando a principio proprio i due fatti che sembravano in contraddizione.

Principio — I postulati della relatività ristretta

  1. Principio di relatività. Le leggi della fisica (incluse le equazioni di Maxwell) sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali.
  2. Costanza della velocità della luce. La velocità della luce nel vuoto, c3108  m/sc \approx 3\cdot 10^8\;\text{m/s}, è la stessa in tutti i sistemi di riferimento inerziali, indipendentemente dal moto della sorgente o dell’osservatore.

La mossa geniale sta nel prendere per buone entrambe le affermazioni contemporaneamente, invece di sacrificarne una. Il primo postulato salva l’universalità di Maxwell; il secondo prende sul serio la conseguenza che c=1/ε0μ0c = 1/\sqrt{\varepsilon_0\mu_0} sia una costante uguale per tutti. Il prezzo da pagare non è nelle leggi dell’elettromagnetismo, ma nella nostra idea di spazio e tempo.

Se accettiamo questi postulati, infatti, bisogna rinunciare a qualcosa di molto caro all’intuizione: l’assoluta simultaneità e l’assoluto intervallo di tempo tra due eventi. Due orologi identici, in moto relativo, non concordano più sul “quanto tempo” è passato. Come dimostreremo tra poco con l’orologio a luce, il tempo stesso diventa relativo.

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Argomenti: Relatività ristretta Concetti: Postulati di Einstein · Dilatazione dei tempi

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