Marie Curie e la nascita della radiochimica
Manya Skłodowska, nata a Varsavia nel 1867 in una famiglia di insegnanti contestatari dell’occupazione russa, lasciò la Polonia nel 1891 per studiare a Parigi. Con il marito Pierre isolò due nuovi elementi — il polonio e il radio — dai residui di pechblenda, nel 1898. Nel 1903 ricevette il Nobel per la fisica insieme a Becquerel e a Pierre Curie. Nel 1911, ormai vedova, ricevette un secondo Nobel, questa volta per la chimica. Morì nel 1934 di anemia aplastica, con ogni probabilità per l’esposizione cumulata alle radiazioni. I suoi taccuini di laboratorio, custoditi alla Bibliothèque Nationale de France, sono ancora oggi così radioattivi da richiedere indumenti protettivi per essere consultati (Simonyi 2012).
La vicenda di Marie Curie riassume la doppia natura della radioattività agli albori: una scoperta rivoluzionaria, che aprì la strada a tutta la fisica del nucleo e alla medicina moderna, e allo stesso tempo un pericolo ancora ignoto, di cui i pionieri pagarono di persona il prezzo prima che si sviluppassero le regole della radioprotezione.
Collegamenti
Argomenti: Fisica nucleare Concetti: Decadimento radioattivo
Esercizi collegati: Esercizio svolto — decadimento del radon in cantina · Dalla legge fenomenologica all’esponenziale · Vita media di un campione misto