Che cosa vuol dire misurare?

Ci sembra ovvio che “misurare” voglia dire confrontare una quantità con un campione. Ma sotto quell’apparente ovvietà si nasconde una scelta molto forte.

Decidere di misurare una grandezza significa prima di tutto decidere che essa è degna di essere misurata, e altre no. Per millenni la temperatura non lo è stata: si diceva “caldo” e “freddo” senza numeri, affidandosi alla sola sensazione. Lo è diventata soltanto quando Galileo e Fahrenheit hanno legato la sensazione termica a un fenomeno misurabile: la dilatazione di un liquido dentro un tubicino graduato. Prima di quel gesto la temperatura non era una grandezza fisica; dopo, lo è diventata.

Da qui il punto più profondo: c’è grandezza solo se c’è una procedura di misura. Non basta avere un’idea intuitiva di una qualità del mondo; occorre un metodo concreto, ripetibile, che traduca quella qualità in un numero. È uno degli insegnamenti più profondi di tutta la fisica moderna, e vale ben oltre la termologia. Quando nei capitoli seguenti introdurremo l’energia, l’entropia, il campo, dovremo ogni volta chiederci quale “tubicino” — quale procedura sperimentale — permette di passare dalla sensazione al numero. Senza quella procedura, la grandezza semplicemente non esiste.

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Argomenti: Grandezze fisiche e misura

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