Il principio di relatività galileiana afferma che le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali. Ai tempi di Galileo e Newton “le leggi della fisica” erano le tre leggi della dinamica e la composizione galileiana delle velocità: se osservo un oggetto da terra, la sua velocità è la somma della velocità del veicolo che lo trasporta e della sua velocità relativa al veicolo,
È l’intuizione più naturale del mondo: chi corre su un treno che va a e lancia in avanti una palla a la vede allontanarsi, da terra, a . Ma all’inizio del Novecento erano comparse nuove leggi fondamentali, le equazioni di Maxwell dell’elettromagnetismo. Einstein si pose una domanda radicale: anche queste devono valere in ogni sistema di riferimento inerziale?
Il dominio di validità: Galileo garantisce l’invarianza delle leggi di Newton; Einstein estende la richiesta anche alle equazioni di Maxwell.
Se la risposta è sì, ci si scontra con un fatto sorprendente: dalle equazioni di Maxwell deriva che la velocità della luce nel vuoto vale . Ma (costante dielettrica del vuoto) e (permeabilità magnetica del vuoto) sono costanti della natura: non dipendono dal sistema di riferimento. Quindi deve essere la stessa in ogni sistema di riferimento inerziale. E qui l’edificio scricchiola.
Il paradosso
Secondo la composizione galileiana, se su un treno a accendi una torcia verso la direzione del moto, il raggio dovrebbe viaggiare a rispetto ai binari. Ma Maxwell dice che va sempre a !
Delle due l’una: o le equazioni di Maxwell cambiano forma nei diversi sistemi di riferimento, oppure la composizione galileiana delle velocità è sbagliata.
Non c’è modo di conciliare le due cose lasciando tutto com’è. O si sacrifica l’universalità di Maxwell, o si sacrifica la regola di somma delle velocità che sembrava intoccabile. Il capitolo che segue è, in fondo, la storia di questa scelta.
Collegamenti
Argomenti: Relatività ristretta Concetti: Postulati di Einstein
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