Contesto storico
Il termine entropia fu coniato nel 1865 dal fisico tedesco Rudolf Clausius (1822–1888), che lo derivò dal greco tropé (trasformazione). Clausius riassunse le due leggi della termodinamica in una frase divenuta celebre: “L’energia dell’universo è costante; l’entropia dell’universo tende a un massimo” (Simonyi 2012, cap. 4).
Questa frase condensa in una riga tutto il capitolo: il primo principio (l’energia si conserva) e il secondo principio (l’entropia cresce). L’aggettivo “tende a un massimo” contiene già l’idea inquietante della morte termica dell’universo, uno stato finale di entropia massima in cui nessuna trasformazione utile sarebbe più possibile.
Fu Ludwig Boltzmann (1844–1906) a dare all’entropia un significato microscopico con la formula , che oggi porta il suo nome ed è incisa sulla sua tomba nel Zentralfriedhof di Vienna. La sua interpretazione probabilistica — l’idea che le leggi della termodinamica siano statistiche e che l’entropia conti i microstati — fu osteggiata per decenni dai sostenitori dell’energetica (Ernst Mach, Wilhelm Ostwald), che arrivavano a rifiutare l’esistenza stessa degli atomi.
Alla conferenza di Lubecca del 1895 lo scontro tra Boltzmann e Ostwald fu descritto dal giovane Sommerfeld come la lotta tra un toro e un agile torero, ma stavolta il torero stava perdendo (Simonyi 2012, pp. 381–386). Boltzmann, depresso e in parte logorato da questa opposizione, si tolse la vita nel 1906 a Duino, vicino a Trieste, pochi anni prima che gli esperimenti di Jean Perrin sul moto browniano (1908) confermassero definitivamente l’esistenza degli atomi (Brandt 2009, cap. 5) — dando ragione, troppo tardi, all’uomo che quella teoria l’aveva costruita.
Per le opere citate vedi Riferimenti bibliografici.
Collegamenti
Argomenti: Entropia e secondo principio Concetti: Entropia · Secondo principio della termodinamica
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